Nostos/atmos

melologue for actor, clarinet and string quartet
Nostos/atmos
(in quell’andare che ti denuda e sveglia)
melologue for actor, clarinet and string quartet

2024
Music: Giovanni Scapecchi
Text: Francesco Pullia
Duration: 40′
First performance: being programmed

Introduction:
Ogni andare è un ritorno, ogni viaggio è risposta ad un appello impellente proveniente dall’interiorità. La nostra condizione presuppone l’esilio, il nomadismo, l’errare in vista di una sorgente luminosa che ci interroga e attrae. Siamo in transito, esperiamo la provvisorietà, cercando di non soggiacere al dolore, alle insidie proprie della finitudine, agli inganni dell’illusione, alle oscure trame che in ogni istante ci si pongono innanzi per stornarci, deviarci dal sentiero di conoscenza e amore che siamo chiamati a perseguire. Il cammino frastagliato che seguiamo è fatto di incontri, di volti, di sguardi, di mani che si tendono, s’incrociano e talora, quando prevalgono incomprensione, egoismo, chiusura, purtroppo si scontrano.
Siamo attraversati da parole in un incedere corale, plurale, in una moltitudine di presenze che ci apre e arricchisce. Nostos implica un itinerario dalle tenebre alla luce, complicità di ascolto scaturita dal silenzio, dall’accettazione e valorizzazione in noi di quanto ci giunge dall’altro. Atmos è aria, vapore, condizione cardine del passaggio. Evoca respiro, dilatazione, allargamento. L’universo non è sigillato in sé e, per questo, destinato alla dispersione. Al contrario si compone di radici disparate che tesaurizzano, riconvertendole in nuovo linguaggio, distanze, lontananze, anche quelle apparentemente più estreme. La comunicazione nasce quando una porta si schiude, l’anta di una finestra si spalanca lasciando che l’irruenza di un raggio venga a diradare nebbie e desolazione, a scaldarci, a renderci consapevolezza in concatenazione e affratellamento.
Non c’è specie, non c’è razza, non c’è monologo. Solo dialogo, il verbo (o vibrazione) iniziale che dà senso al pianto convertendolo in gioiosa trasformazione. Non c’è lavoro da compiere se non nell’umile, inderogabile, dismissione dell’abito consunto del nostro io. Noi siamo già loro, in ogni regno, in ogni dimensione, animale, vegetale, minerale. A partire dal nostro apparire sulla Terra, siamo in continua migrazione (e non solo per motivi economico-sociali). La sabbia brucia i nostri passi, le onde del mare sono solcate da speranze a volte tragicamente eluse, inghiottite dagli abissi, ma non desistiamo. Non saranno deserti e naufragi a trattenerci. Nel nostos/atmos è racchiuso il nostro destino, la nostra sfida alla morte, il nostro accenderci come fiamma.


In quell’andare che ti denuda e sveglia
di Francesco Pullia

Futura (Perugia), 2023

Questi versi aggiungono un ulteriore tassello al mosaico che da lungo tempo l’autore con insistenza va componendo. Vi si ritrovano estatiche accensioni, incantamenti ma anche vorticoso inabissarsi in un originale mescolamento in cui elementi autobiografici vengono trasfusi in un sentire che anela a farsi epico, corale, permeato di compresenze. Ogni cesura tra presenza e assenza, tra orizzonti e specie differenti, è oltrepassata, colmata da un poetare dedito a cogliere le trame del fuggevole, a penetrare il qui ed ora. Per maggiori informazioni…