Nostos/atmos

melologo per attore, clarinetto e quartetto d'archi
Nostos/atmos
melologo per attore, clarinetto e quartetto d’archi
Commissione 49° Cantiere Internazionale d’Arte di Montepulciano, 2024

2024
Musica: Giovanni Scapecchi
Testo: Francesco Pullia
Durata: 40′
Prima esecuzione: Martedì 23 Luglio 2024, ore 19:00,
49° Cantiere Internazionale d’Arte di Montepulciano

Stefano de Majo, attore
Matteo Nocentini, clarinetto
Angelo Cicillini, violino primo
Cecilia Rossi, violino secondo
Luca Ranieri, viola
Maria Cecilia Berioli, violoncello

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Introduzione:
Ogni andare è un ritorno, ogni viaggio è risposta ad un appello impellente proveniente dall’interiorità. La nostra condizione presuppone l’esilio, il nomadismo, l’errare in vista di una sorgente luminosa che ci interroga e attrae. Siamo in transito, esperiamo la provvisorietà, cercando di non soggiacere al dolore, alle insidie proprie della finitudine, agli inganni dell’illusione, alle oscure trame che in ogni istante ci si pongono innanzi per stornarci, deviarci dal sentiero di conoscenza e amore che siamo chiamati a perseguire. Il cammino frastagliato che seguiamo è fatto di incontri, di volti, di sguardi, di mani che si tendono, s’incrociano e talora, quando prevalgono incomprensione, egoismo, chiusura, purtroppo si scontrano.
Siamo attraversati da parole in un incedere corale, plurale, in una moltitudine di presenze che ci apre e arricchisce. Nostos implica un itinerario dalle tenebre alla luce, complicità di ascolto scaturita dal silenzio, dall’accettazione e valorizzazione in noi di quanto ci giunge dall’altro. Atmos è aria, vapore, condizione cardine del passaggio. Evoca respiro, dilatazione, allargamento. L’universo non è sigillato in sé e, per questo, destinato alla dispersione. Al contrario si compone di radici disparate che tesaurizzano, riconvertendole in nuovo linguaggio, distanze, lontananze, anche quelle apparentemente più estreme. La comunicazione nasce quando una porta si schiude, l’anta di una finestra si spalanca lasciando che l’irruenza di un raggio venga a diradare nebbie e desolazione, a scaldarci, a renderci consapevolezza in concatenazione e affratellamento.
Non c’è specie, non c’è razza, non c’è monologo. Solo dialogo, il verbo (o vibrazione) iniziale che dà senso al pianto convertendolo in gioiosa trasformazione. Non c’è lavoro da compiere se non nell’umile, inderogabile, dismissione dell’abito consunto del nostro io. Noi siamo già loro, in ogni regno, in ogni dimensione, animale, vegetale, minerale. A partire dal nostro apparire sulla Terra, siamo in continua migrazione (e non solo per motivi economico-sociali). La sabbia brucia i nostri passi, le onde del mare sono solcate da speranze a volte tragicamente eluse, inghiottite dagli abissi, ma non desistiamo. Non saranno deserti e naufragi a trattenerci. Nel nostos/atmos è racchiuso il nostro destino, la nostra sfida alla morte, il nostro accenderci come fiamma.